Comunicato sul convegno del 4 e 5 febbraio 2023, Il futuro è NATO?

 

Il futuro è NATO? Certamente no! Rilanciare l’opposizione alle guerre e a ciò che le rende

possibili, a partire dalle istanze emerse dal convegno del 4-5 febbraio.

 

Il 4 e 5 febbraio 2023 si è tenuto presso il castello dei Missionari Comboniani a Venegono Superiore

(VA) il convegno Il futuro è NATO?: esperti saggisti, giuristi, giornalisti e attivisti da anni impegnati

nella lotta contro la guerra e per un mondo di Pace tra i popoli hanno sottoposto a serrata analisi le

finalità, le pratiche e le evoluzioni del Patto Atlantico dalla sua nascita nel 1949 ad oggi, evidenziando

come tale macchina da guerra abbia trasformato la propria missione da formalmente difensiva a

offensiva.

 

Il convegno ha visto susseguirsi gli interventi di relatori della levatura di Alberto Negri, padre Alex

Zanotelli, Antonio Mazzeo, Claudio Gangiacomo, Jean Toschi Marazzani Visconti, monsignor Luigi

Bettazzi, Manlio Dinucci, Patrick Boylan, Mario Agostinelli e Rossana De Simone. Hanno preso

parola anche decine di esponenti delle più varie realtà nazionali in lotta contro la guerra, la corsa al

riarmo, l’aumento delle spese militari e la presenza ingombrante delle basi NATO-USA in Italia. Una

settantina le organizzazioni rappresentate, 160 i partecipanti nelle 2 giornate, a cui vanno aggiunte le

persone che hanno seguito lo svolgersi dei lavori in diretta streaming. Le registrazioni sono a

disposizione degli interessati sul canale YouTube di Ecoinformazioni, media partner dell’iniziativa.

La seconda giornata è stata quasi interamente dedicata a momenti assembleari, allo scopo di unire e

massimizzare le forze per fronteggiare i fautori della guerra su scala globale a partire dal nostro Paese,

attraverso iniziative concrete. La guerra è un crimine e in quanto tale va bandita dalla storia umana,

insieme a tutte quelle strutture che la rendono possibile.

 

I temi sollevati hanno mostrato bene il legame tra la tendenza alla guerra e i molteplici aspetti della

crisi che coinvolge la nostra società: la guerra è al contempo una conseguenza della crisi e un fattore

della sua accelerazione distruttiva. In questo scenario drammatico l’Alleanza Atlantica è

inequivocabilmente parte del problema, e non della soluzione. La stessa guerra in Ucraina mostra

evidenti corresponsabilità di USA e NATO nella escalation militare.

 

 

Ambiente e NATO.

 

Un focus importante è stato fatto sull’emergenza climatica. La guerra in corso in Ucraina e in altri

paesi del mondo è, a tutti gli effetti, un colpo di mannaia che aggrava le precarie condizioni in cui

versa la biosfera e la crisi climatica. Dal pesante contributo all'emissione di CO2 al saccheggio delle

risorse e la produzione di armamenti sempre più potenti, a cui si aggiunge l’uso di armi e mezzi

altamente inquinanti. I proiettili all’uranio impoverito e altre armi altamente nocive causano, oltre

che sul campo di battaglia, inquinamento da poligono che devasta con malattie gravi i civili in

Sardegna. L’ecatombe di tumori e patologie gravi emerse in Iraq nel 1991 e nel 2003, in Serbia e in

Bosnia a seguito dei bombardamenti NATO del 1999 dà la misura concreta di cosa vuol dire sostenere

ancora il sistema predatorio occidentale, che fa della guerra un asse portante della propria politica

estera. A questo bisogna aggiungere che la corsa al riarmo porta alla sperimentazione di armamenti

sempre più distruttivi e pericolosi: che le chiamino “tattiche” o “strategiche”, le testate nucleari (ad

esempio le B61-12 dispiegate a Ghedi ed Aviano), che sono tanto evocate come minacce ricattatorie

o deterrenti, hanno un potenziale distruttivo mai visto nella storia. Esse possono determinare danni

micidiali non solo a uomini e beni, cosa di per sé inaccettabile, ma anche all’ambiente naturale. Il

nostro ecosistema non può più sostenere i costi, in gergo militare giustificati come “effetti collaterali”,

delle guerre in corso! Non abbiamo più tempo! Dobbiamo invertire la rotta e attuare immediatamente

la conversione ecologica dell’economia e degli stili di vita, se vogliamo sperare di mitigare gli effetti

dell’olocausto climatico imminente!

 

 

Informazione e NATO.

 

La prima vittima della guerra è la verità. Questa massima vale per ciascuno dei contendenti in

conflitto. In un sistema votato alla guerra la gestione dell’informazione è uno strumento importante

per alimentare disinformazione e, per quanto ci riguarda, cercare di giustificare in ogni modo

l’operato della NATO. Ogni guerra finora promossa dalla NATO ha avuto un suo pilastro importante

nella manipolazione dell’informazione. È per questo motivo che Julian Assange è in carcere: per aver

scoperchiato il vaso di Pandora della propaganda NATO, mostrando al mondo i crimini di guerra e

le manovre sporche, in particolare degli USA, nell’intento di mantenere la propria egemonia politica,

economica e militare nel mondo attraverso l’uso della guerra. La lotta per una informazione libera e

indipendente è quindi da legare strettamente alla lotta contro la guerra!

 

 

Sottomissione politica ed economica del nostro Paese agli Stati Uniti e lotta contro la presenza

delle basi militari in Italia.

 

L’Italia è da decenni un ingranaggio importantissimo delle operazioni di guerra della NATO nel

mondo. Decine di università italiane sono coinvolte nella ricerca bellica grazie ad accordi con USA,

NATO e Israele. L’uso delle basi presenti in Italia da parte della NATO rende co-belligerante il nostro

paese nella guerra in corso in Ucraina. Da Sigonella partono i droni che spiano e controllano il Mar

Nero e i confini di Russia e Ucraina e il MUOS di Niscemi opera per controllarne e direzionarne gli

spostamenti; da Pisa e Camp Derby partono gli aerei cargo per rifornire l’Ucraina di munizioni e

armamenti. Anche i progetti di alta velocità che riguardano il nord Italia, come il TAV, sono

funzionali alla mobilità di guerra. L’Italia dunque è ben inserita nella catena di guerra NATO. La

lotta contro la guerra deve essere declinata nella lotta contro la militarizzazione dei territori e le

installazioni militari, per una istruzione e ricerca libere dai progetti dell’industria bellica e dalla

propaganda militare. È necessario riprendere il controllo sulle nostre vite e delle comunità locali,

intervenire direttamente sui nodi della logistica, disarticolare la presa tentacolare del complesso

militare-industriale. Pensare globale, agire locale!

 

 

La guerra non è negli interessi dei lavoratori e dei cittadini del nostro Paese e degli altri!

 

Dal carovita alla repressione del dissenso, dall’attacco ai Diritti dei lavoratori all’utilizzo delle risorse

pubbliche per finanziare la guerra anziché sanità, istruzione, lavoro, cura del territorio e

dell’ambiente: innumerevoli evidenze dimostrano che la guerra non è nell’interesse dei lavoratori e

delle classi popolari di nessuna nazione. È nell’interesse della classe lavoratrice rifiutare di

partecipare ad un meccanismo che alimenta la guerra su più fronti. Lottare contro il traffico di armi e

la guerra vuol dire anche difendere il salario e condizioni di vita dignitose per tutte e tutti, contro la

speculazione e l’economia di guerra che mette sul lastrico centinaia di migliaia di famiglie. La

partecipazione ad una guerra determina anche una riduzione della democrazia e dei Diritti in capo ai

cittadini. Il conflitto in Ucraina ha portato alla secretazione di atti governativi, alla riduzione delle

facoltà parlamentari, alla limitazione della possibilità di esprimere il proprio pensiero sui mezzi di

comunicazione senza incorrere in censura. L’emergenza legittima l’ammissione dei soli orientamenti

ufficiali, come è avvenuto durante la gestione della pandemia, la narrazione pubblica tenta di dividere

la cittadinanza secondo schemi binari. Pertanto è necessario non limitarsi a invocare una Pace astratta,

ma mostrare come solo lottando contro la guerra è possibile garantire quei Diritti sociali e politici che

sono messi in discussione dalla guerra stessa.

 

 

La NATO va sciolta!

 

Alla domanda posta dal titolo del convegno l'intera iniziativa ha dato una risposta chiara: “NO, il

futuro non è NATO!”. Tutte e tutti noi lotteremo affinché questa affermazione possa tradursi in realtà.

In particolare riteniamo che si debba sviluppare un processo nazionale e internazionale affinché la

NATO sia sciolta. La NATO non garantisce la sicurezza comune in un mondo multipolare, ma, anzi,

tende a svilire le organizzazioni internazionali, l'ONU anzitutto, preposte a garantire la Pace e

salvaguardare le generazioni attuali e future dal flagello della guerra.

 

 

 

Per questi motivi, i partecipanti al convegno del 4-5 febbraio Il futuro è NATO? si propongono di:

 

         - Sostenere nel modo più unitario e partecipato possibile le mobilitazioni indette per il 25

                   febbraio dal CALP a Genova, dal Movimento NO MUOS a Niscemi, dal Coordinamento

                   Prepariamo la Pace a Cagliari, da Disarmisti Esigenti e WILPF al Pantheon di Roma e tutte

                   le altre mobilitazioni che nelle prossime settimane animeranno le piazze per chiedere lo stop

                   all’invio di armi, alla guerra e agli effetti di questa sulla massa della popolazione del nostro

                   paese;

 

         - Mantenere i legami già attivi e prendere ulteriori contatti a livello nazionale e internazionale

                   per allargare il più possibile il variegato fronte di chi si oppone alla guerra e alla NATO;

 

         - Sostenere le azioni legali contro la presenza di armi nucleari in Italia e supportare le iniziative

                   affinché il nostro Paese, in opposizione alla volontà della NATO, ratifichi il Trattato di

                   Proibizione delle Armi Nucleari;

 

         - Convergere nella Campagna Fuori l'Italia dalla guerra e spostare su posizioni più avanzate gli

                   obiettivi della mobilitazione Europe for Peace.

 

 

I soggetti promotori del convegno (Abbasso la Guerra OdV Venegono, Centro Sociale 28 maggio

Rovato, ANVUI Associazione Nazionale Vittime Uranio Impoverito, Donne e Uomini Contro la

Guerra Brescia) fanno appello a convergere con i propri temi e proposte nelle mobilitazioni in corso

contro la guerra:

 

         - Ai movimenti ambientalisti Fridays for Future, Ultima Generazione, XR Extintion Rebellion

                   e altri, che già operano per contrastare efficacemente il franare degli equilibri ecologici,

                   chiediamo di considerare il rapporto tra guerra ed emergenza ambientale. La crisi ambientale

                   alimenta la guerra (accaparramento di risorse, ecc.), la guerra alimenta la crisi ambientale (con

                   emissione di sostanze climalteranti, inquinamento, devastazioni che potrebbero diventare

                   apocalittiche in caso, non più remoto, di guerra nucleare, ecc.). Non c’è futuro per l’ambiente

                   se non fermiamo la guerra ora!

 

         - Alle reti e collettivi studenteschi e a tutti i giovani chiediamo di agire insieme per rompere il

                   meccanismo che rende la scuola strumento di pedagogia bellica e luogo per la propaganda di

                   guerra, che rende le università e il lavoro delle menti più preziose del nostro paese strumento

                  per alimentare la ricerca bellica e la sperimentazione militare!

 

         - Al sindacalismo di base e agli organismi di lotta dei lavoratori chiediamo di rendere più

                   esplicito nei loro appelli e nelle loro mobilitazioni il fatto che sfruttamento e smantellamento

                   delle conquiste dei lavoratori, vanno di pari passo con produzione ed economia di guerra,

                   l’aumento delle spese militari, la corsa al riarmo e la tendenza alla guerra! L'invito è a

                   coordinarsi anche a livello sovranazionale (vedi ad esempio l'iniziativa: Stop the War

                   Coalition Trade Union Conference https://www.stopwar.org.uk/article/winning-the-labour-movement-to-an-

                   anti-war-understanding-stop-the-wars-trade-union-conference-report/ ).

 

         - Al movimento No TAV, ai movimenti che lottano contro la costruzione di grandi opere inutili

                   e dannose chiediamo di chiarire come la lotta contro le grandi infrastrutture e la speculazione

                   è lotta contro la guerra e la logistica di guerra. Le risorse pubbliche vanno usate per far fronte

                   alle vere emergenze del paese!

 

         - Alle realtà che lottano contro il carovita e l’emergenza abitativa chiediamo di coniugare le

                   loro istanze con l'antimilitarismo: fermare la guerra è necessario per fermare la miseria

                   crescente!

 

         - Alle realtà nonviolente chiediamo di contestare le strategie militari aggressive adottate dagli

                   anni '90 dal nostro Paese, dalla NATO e dalla UE, progettando concretamente le alternative

                   alla difesa militare, anche attraverso iniziative di obiezione e di opzione fiscale.

 

 

Proponiamo che il 4 aprile 2023, a 74 anni dalla fondazione della NATO, tutte le piazze d’Italia

siano teatro di Pace con mobilitazioni in tutte le città d’Italia in cui è possibile per

 

         - Denunciare la partecipazione dell’Italia alla guerra in corso;

 

         - Lottare contro la militarizzazione dei territori e la presenza delle basi militari e di ordigni

                   nucleari USA-NATO in Italia.

 

 

Fuori l’Italia dalla NATO! Fuori la NATO dall’Italia!

 

 

 

21 Febbraio 2023